“Dietro le parole ‘pubblico impiego-scrive Giorgia Meloni sui social- ci sono persone precise: l’infermiere del turno di notte, la maestra di tuo figlio, l’impiegato allo sportello. Per anni queste persone hanno lavorato con contratti scaduti da tempo, aspettando un rinnovo che arrivava con anni di ritardo e aumenti che, nel frattempo, avevano perso valore. Abbiamo cambiato registro: venti rinnovi contrattuali firmati in quattro anni, con tempi di rinnovo medi passati da venti a sei mesi. Non è un dettaglio tecnico. E’ rispetto”.
Il post è di qualche giorno fa, su X. La firma è quella della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che con più di una punta di orgoglio ha voluto rivendicare i risultati dell’operato della sua legislatura in materia di rinnovi contrattuali. Ben 48, di cui 20 siglati direttamente all’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN), alcuni dei quali stantii da tempo.
Chi ne beneficerà? Una vasta platea: più di 400.000 dipendenti degli enti locali, 193.000 dipendenti di agenzie fiscali e ministeri, 550.000 infermieri e tecnici del comparto sanitario, 8.000 dirigenti di scuola ed enti di ricerca e 430.000 lavoratori tra Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Forze Armate (esercito, marina militare, guardia costiera e aeronautica militare). Servirà a pareggiare i conti della superinflazione? Ovviamente no, ma di questi tempi ogni “surplus” è oro che cola per molti portafogli.
Tutti contenti? Ovviamente no, sarebbe utopia. Tra chi si aspettava di più, chi pretendeva questo, chi invece qualcos’altro, qualcuno che ha storto il naso c’è e ci sarà sempre. Ma sta di fatto che qualcosa si è mossa eccome rispetto a periodi di stand-by decisamente più lunghi.
Ma facciamo qualche esempio partendo dal comparto sanitario.
Riconosciuti per tredici mensilità gli aumenti vanno dai 181 euro per il personale dell’area dell’elevata qualificazione ai 130,20 euro per i professionisti della salute e i funzionari, passando poi per i 120 degli assistenti, i 112,60 degli operatori, i 106,70 per il personale di supporto. A questi importi bisogna poi aggiungere gli incrementi delle indennità: 93 euro di specificità infermieristica, 83,23 per gli assistenti e 78,07 per gli operatori.
Passando poi al comparto Sicurezza e Difesa (triennio 2025-2027) l’aumento (che scatterà dal 1 gennaio del prossimo anno) partirà da 100 euro netti mensili per il personale con qualifica iniziale con importi progressivamente più elevati per le qualifiche superiori.
Ma agli addetti del comparto andranno anche tutti gli arretrati di 2.448 euro lordi per il 2025 e 2026.
Per quanto riguarda invece l’ambito scolastico, gli aumenti scatteranno con l’emissione ordinaria del 21 agosto, mentre gli arretrati maturati fino a luglio 2026 saranno corrisposti attraverso un’emissione speciale disposta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Parliamo di cifre che vanno dai 143 euro lordi al mese per un docente ordinario e 107 per il personale Ata. Oltre agli aumenti, il personale riceverà anche gli arretrati maturati dall’entrata in vigore dell’accordo fino al mese di luglio in corso.

