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Pil, produttività lavorativa, indice demografico: tempi duri per la crescita del nostro Paese

Male sul fronte demografico; male su quello della produttività del lavoro; male per quanto riguarda la crescita del Pil.
E’ quanto dal focus sulle previsioni economiche autunnali della banca dati della Commissione Europea.

I numeri parlano chiaro. Per quanto riguarda la crescita demografica, negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha perso il 2,4% della popolazione a dispetto invece di una situazione generale nell’area euro in cui è cresciuta del 3,1%. Appena un risicato +0,7% sul fronte della produttività del lavoro, a dispetto di una media dell’euro zona cresciuta invece del 3,5%. E ben sotto la media pure la crescita del nostro Pil, al momento stabile sul +11,6%.

Tanto per rendere al meglio l’idea, il 2,4% in meno sul fronte dell’incremento demografico corrisponde ad una perdita di 1,8 milioni di abitanti. Peggio di noi hanno fatto solo Lettonia (-7,6%), Croazia (-7,5%) 3 Grecia (-3,3%). A gonfie vele invece Malta (+34,9%), Lussemburgo (+23,3%), Irlanda (+17,4%), Austria e Olanda (+7%), Spagna (+6,4%), Francia (+4,1%) e Germania (+3,5%).
Per misurare come meglio non si potrebbe la risicatezza di quel +0,7% della nostra produttività lavorativa, basterebbe metterla a paragone coi dati degli Stati Uniti d’America in cui nell’ultimo decennio si è registrato un balzo in avanti del 14,6% (percentuale da paura se messa a confronto con la nostra, ma non da meno neanche se confrontata col +3,5% dell’intera euro zona).
Niente sogni distesi anche sul Pil. l balzo a +11,6% non ci schioda infatti dal terz’ultimo posto della graduatoria continentale, che ci vede davanti solo a Finlandia (+9,6%) e Germania (+9,3%%).
Di contro, volano invece Spagna (+26,8%), Portogallo (+26%) e Olanda (+23,3).

Diversa, per fortuna positivamente, è la situazione del Pil pro-capite, che vede il nostro +14,2% è risultato essere molto in linea col +13,8% della media nell’euro zona.
Che non ci sia da stare allegri lo ha ribadito anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel suo intervento agli Stati Generali della Natalità ha sottolineato come “l’equilibrio demografico di un Paese rifletta il progetto di vita che lo connota… Il rinnovo generazionale debole inciderà sulla sostenibilità dei conti pubblici oltre che sulla coesione intergenerazionale”.

Admin Unilavoro

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